L’importanza della gentilezza e della gratitudine in azienda. Il Potere del Grazie

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Quante volte un preventivo o un lavoro non viene accettato senza neanche un messaggio o una conferma? Quante volte un aiuto non viene apprezzato?

Spesso ci ritroviamo a parlare delle nostre esperienze di lavoro in azienda e leggiamo tanti articoli sul rapporto che si instaura con colleghi e superiori. Molte volte, le esperienze non sono positive perché la gentilezza, la comprensione e la gratitudine non sono intrinseche nel carattere della singola persona, oppure l’azienda stessa non adotta politiche o “insegna” ai propri dipendenti e superiori ad instaurare un certo tipo di rapporto. 

In molti casi (la maggior parte) le aziende per premiare la produttività concedono dei bonus che, essenzialmente, sono premi in denaro. Ma siamo sicuri che solo questa tipologia di “premio” sia sufficiente? La gentilezza, la comprensione e anche un grazie, può portare felicità nelle persone rendendole più produttive. Infatti, una ricerca condotta in Gran Bretagna, precisamente a Warwick, ha effettivamente evidenziato che questo approccio crea felicità e aumenta la produttività oltre il 10%. 

Quante volte capita che, nonostante la nostra professionalità e bravura nell’adempimento del nostro lavoro, qualcuno non sia stato gentile o riconoscente con noi? Il malumore porta inevitabilmente instabilità in azienda, tutto diventa più difficile e, addirittura, anche ciò che ci piace fare diventa pesante. 

Tante persone pensano che essere gentili sia solo salutare o augurare una buona giornata, ma quello sicuramente non basta. Essere gentili, significa porre delle regole o un codice di comportamento tale da riconoscere il valore del collega o del superiore o di qualsiasi altra figura in ambito professionale. 

L’importanza della gentilezza e della gratitudine non è solamente un “codice etico di comportamento”, ma si tratta di un atteggiamento che serve in ogni momento della vita, anche perché adottarlo in azienda è fondamentale visto che è il luogo in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Le qualità individuali, le competenze e le cosiddette “skill”, non bastano ad essere efficienti, bisogna capire il “come” ci si sente durante l’arco della nostra giornata. I datori di lavoro o gli imprenditori, non sempre riescono a creare fra i dipendenti questo atteggiamento. Credo che sia importante per la gestione aziendale una politica basata sull’ascolto, la condivisione, partecipazione e gratificazione a parole (poi se avviene anche dal punto di vista economico è sicuramente un valore aggiunto). 

Pensandoci, quante volte una pacca sulla spalla motiva? Quante volte un grazie ci fa sentire felici? Questo, è oggettivamente un modo per essere cortese, ma soprattutto il miglior modo per trasmettere il valore e l’impegno che una persona mette nel proprio operato, ossia capire quelli che sono i bisogni del singolo e della collettività. 

Sappiamo che, scientificamente la gratitudine, la gentilezza e qualsiasi comportamento gratificante verso una persona porta ad un benessere psicofisico, ciò comporta la produzione di serotonina (ormone del buonumore) e, di conseguenza, migliora le interazioni e relazioni sociali. In sostanza, la gentilezza può essere e deve essere contagiosa anche sul lavoro al fine dell’efficienza e produttività dell’azienda o del singolo lavoratore.

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