Leadership e Teoria U

Leadership e Teoria U

Abbiamo sempre più bisogno di leader che siano capaci di ascoltare e ascoltarsi. Lo descrive la Teoria U valida per affrontare il cambiamento in atto e trovare insieme nuove soluzioni per assicurare alle future generazioni un mondo migliore. 

La Teoria U di Otto Scharmer, docente del MIT di Boston ed esperto di temi quali il cambiamento e l’apprendimento organizzativo del nostro tempo e autore del libro ‘Theory U’ del 2016 – è stata ideata 22 anni fa. 

Nato e cresciuto in Germania, oggi è Senior Lecturer presso la Sloan School of Management del Massachusetts Institute of Technology (Mit), Thousand Talents Program Professor presso la Tsinghua University, a Pechino. Presiede, tra l’altro, il programma Ideas del Mit per l’innovazione intersettoriale che aiuta i dirigenti di imprese, i go­verni e la società civile a innovare le organizzazioni.

Scharmer è, inoltre, fondatore, insieme con altri colleghi, del Presencing Institute, all’interno del quale è stata perfezionata la Teoria U ed è stata adeguata negli anni ai cambiamenti in atto. 

LEADER EMERGENTI 

La teoria U è la sintesi di nuove metodologie utili per una nuova classe di leader emergenti integrando le qualità squisitamente umane necessarie a guidare le organizzazioni verso il loro migliore futuro. 

Si basa sul fluire nel cambiamento e nell’innovazione costante ribaltando l’idea che l’apprendimento proceda con azione, riflessione, correzione.  Sulla base di esperienze passate, quindi, avranno origine nuove azioni possibilmente più efficaci di quelle passate, ma che da esse traggono origine. 

Brian W. Arthur grande esperto di complessità, parla di un apprendimento non dal passato, ma dal futuro. La Teoria U parla proprio di questa possibilità di accedere a una più sofisticata forma di apprendimento che nasce dall’accesso a uno spazio intuitivo più profondo mediante una metodologia operativa concreta ed efficace.

La lettera “U” come simbolo serve per simbolizzare il processo che porta persone e gruppi ad andare a fondo rispetto a un problema, così come la mano fa quando disegna una U, per poi risalire e guardare allo stesso con occhi nuovi.

Avere un leader di questo genere sviluppa una cultura aperta a una maggiore plasticità e a un orientamento al futuro mediante lo sviluppo di creatività e intuizione. 


TRE ELEMENTI 

L’approccio di Scharmer si fonda su tre strumenti che tutti abbiamo naturalmente a nostra disposizione, poco coltivati e sviluppabili tramite pratiche che contraddistinguono qualità essenziali di ciò che chiamiamo EvoLeadership.

1. Open Mind: avere capacità di osservare la realtà sempre con occhi nuovi evitando pregiudizi e modelli mentali passati. Aprire la nostra mente diventa non un invito astratto e teorico ma pratico, l’opposto di quanto facciamo nella quotidianità senza neanche saperlo. Noi confermiamo continuamente quello che sappiamo, invece di discuterlo. Le organizzazioni così possono evolversi, senza rischiare l’estinzione, mettendo in stand by tutte le vecchie concezioni di riflessione. 

2. Open Heart: dobbiamo accedere alla nostra intelligenza emotiva, sociale e sistemica, alla capacità di entrare in empatia con altri e con noi stessi e di vedere e sentire il mondo con gli occhi del nostro prossimo. Anche qui ci sono pratiche concrete, semplici ed efficaci, come la mindfulness. Si facilitano dinamiche relazionali con il mondo esterno oltre che con sé stessi. Alcune recenti scientifiche hanno messo alla stregua del cervello il cuore, abitato da reti di neuroni simili a quelle celebrali, che pongono il cuore al centro di numerose attività connesse alla consapevolezza di sé e del mondo. 

L’Heartmath Institute opera per approfondire le molteplici funzioni di questo cervello cardiaco. 

3. Open Will: un livello più profondo, essere capaci di accedere alla nostra intelligenza intuitiva, di generare salti di innovazione. Per accedervi, bisogna aver “superato” le fasi precedenti e radicandoci nel ‘qui-e-ora’ e liberandoci dai modelli del passato. Open Will è il vertice, la fonte più alta del nostro potenziale, sia a livello individuale che collettivo.

Quando parliamo di leader con la teoria U, l’idea è che si trasformi in un EvoLeader, capace di orientare le organizzazioni in cui opera. Ecco i principi della nuova EvoLeadership:
• qualità di presenza, resilienza e consapevolezza di sé; 
• capacità di ascolto e connessione empatica;
• sguardo sistemico e olistica alla realtà; 
• capacità di accompagnare e generare il cambiamento; 
• sviluppo dell’intelligenza collettiva e collaborativa;
• integrazione situazionale dei quattro archetipi della leadership (sovrano, esploratore, maestro, mago);
• capacità di intervenire sulla cultura organizzativa e sul sistema di valori; 
• leadership simbolica.

Fonti:

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